Il Medioevo

Il periodo vandalico

La Sardegna, provincia appartenente alla diocesi italiciana diocleziana e all’Italia suburbicaria della riforma costantiniana, risulta interessata dai progetti di conquista vandalica anche prima della presa di Cartagine da parte dei Vandali, nel 439. La conquista dei territori sardi rappresentava un importante obiettivo nella strategia di Geiserico, volta a garantire allo stato vandalo le risorse economiche dell’Isola (in particolare i cereali) ed inoltre a sottrarre a Roma uno dei propri granai fiscali. Un attacco dei vandali al porto di Olbia, attuato con il blocco dell’approdo, è documentato dallo scavo del tunnel di Olbia. L’indagine ha messo in luce numerose navi, alla fonda in quel porto, colate a picco repentinamente, tra il 420 e il 450 d.C., per impedire l’utilizzo dello scalo. Olbia era ancora in quell’epoca il principale porto della costa orientale della Sardegna, funzionale al rifornimento annonario di Roma.

Successivamente, nel 455 d.C., Geiserico approfitta della situazione di inferiorità politico-militare di Roma per infliggerle un duro colpo: infatti la flotta vandala raggiunge la foce del Tevere e , seguendo la via fluviale, muove verso la città che viene piegata facilmente dopo un breve assedio. Il saccheggio, durato quindici giorni, fa numerosi prigionieri tra i quali la vedova e le figlie dell’imperatore Valentiniano III. Una di esse, Eudocia, presa prigioniera è concessa in sposa ad Unnerico, figlio di Geiserico e suo successore.

Poco dopo, fra il 455 e il 460, la Sardegna viene conquistata dai Vandali: in questo ultimo anno l’imperatore romano d’Oriente Leone I riconosce al regno di Geiserico il possesso delle isole tirreniche, senza indicarle nominativamente. Sidonio Apollinare, nel suo panegirico all’imperatore romano d’Occidente Maggioriano, nel 458, esalta il tributo in argento diretto dalla Sardegna a Roma: tuttavia non può escludersi che il panegirico richiami semplicemente un luogo comune della letteratura antica, la ricchezza dell’“Isola dalle vene d’argento”.

La Sardegna è comunque senza dubbio integrata nello stato vandalo nel 467, anno in cui Leone I, non più evidentemente favorevole a mantenere buoni rapporti con Geiserico e preoccupato per l’espansione dei Vandali, invia a Occidente una flotta comandata dal duca Marcellino, con l’obbiettivo di riconquistare l’Africa e gli altri territori annessi al regno vandalo. Per breve tempo Marcellino prende possesso della Sardegna, ma cause contingenti determinano la sospensione dell’impresa. Leone scende a nuovi patti con Geiserico, favorevoli a quest’ultimo, ma l’imperatore d’Oriente si impegna nel 470 in un’ulteriore spedizione, destinata comunque a fallire per problemi interni all’Impero.

La Sardegna torna così in mano ai Vandali di Geiserico, che muore dopo qualche anno, nel 477. A Geiserico succede Unnerico, che propone una forte politica anticattolica, convocando Cartagine, nel 484, un concilio dei vescovi del regno dei Vandali, concluso con severe misure persecutorie nei confronti dei vescovi che non si erano piegati al credo Ariano dei Vandali. Sotto il re Trasamondo si ha, invece, la condanna all’esilio in Sardinia, fra il 507 e il 523, di un rilevante numero di vescovi africani ortodossi, fra i quali Fulgenzio da Ruspe.

Il periodo Bizantino

Nel 534 d.C. le truppe dell’Imperatore d’Oriente Giustiniano sconfissero i Vandali. Pertanto tutti i domini vandalici, compresa la Sardegna, entrarono a far parte dell’impero bizantino. L’amministrazione bizantina lascia un’impronta decisa sulla Sardegna. L’imperatore divise l’isola in distretti governati da uno judex provincae, mentre il comando militare era in mano a un dux. Durante questo dominio durato più di tre secoli, si assiste ad una evangelizzazione e una latinizzazione dell’isola attraverso la religione, che arriva là dove non è giunta la forza militare. Nonostante ciò nelle Barbagie continuerà a perdurare un credo sardo-pagano, retaggio degli antichi culti nuragici.

Tra il VIII e il IX secolo d.C. la vita dei popoli del Mediterraneo fu sconvolta dall’espansione degli Arabi. Spinti dal loro nuovo credo, l’islam, intraprendono la conquista di tutto il Nord Africa, spingendosi sino allo stretto di Gibilterra, conquistando così la Sicilia e le Baleari. Anche la Sardegna si ritrova ad essere attaccata ripetutamente e con violenza, ma riesce a resistere all’invasione. I villaggi costieri però si spopolano, gli isolani si vedono costretti a dirigersi al sicuro nell’entroterra. La Sardegna ormai abbandonata da Bisanzio, dovette darsi un’organizzazione politica autonoma per fronteggiare la minaccia musulmana. Il judex pronvicae assunse anche le funzioni di dux, e per amministrare al meglio l’intera isola da pari poteri ai suoi luogotenenti ubicati a Tharros, Olbia e Turris. Da qui probabilmente si avrà la nascita dei Giudicati.

Il periodo Giudicale

Attorno all’anno mille la Sardegna è ufficialmente divisa in quattro giudicati autonomi. Si trattava di stati democratici, dato che le decisioni non spettavano più ad un giudice , ma ai rappresentanti del popolo riuniti in un parlamento, ossia la Corona de Logu. Uno dei più grandi sviluppi raggiunti da questa organizzazione giudicale erano le curatorìas, che non trova riscontri in altri stati europei del tempo. Si trattava di distretti elettorali e amministrativo-giudiziari formati da un insieme di paesi.

L’autonomia sarda perdurò tra il IX ed il XV secolo d.C., finché non venne messa in discussione e invalidata dalle fiorenti Repubbliche marinare di Pisa e Genova, nonché dalla politica stessa del Papa. Negli anni avvenire diversi conflitti compromisero l’andamento dei diversi giudicati, nacquero contrasti tra Pisa e Genova, finché alla fine del XII secolo d.C. Pisa ottenne il controllo dei Giudicati di Cagliari, Gallura ed Arborea, mentre a Genova toccò quello di Torres. In seguito ci furono vari assalti, finché il dominio iberico si instauro definitivamente sull’isola. L’ultimo Giudicato sardo smise di esistere nel 1409, quando Martino il Giovane re di Sicilia ed erede d’Aragona sconfisse gli arborensi a Sanluri conquistando di fatto tutta la Sardegna.

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