Nuraghi Monotorre

I nuraghe a “tholos” di planimetria semplice, o “monotorre”, sono quelli realizzati nel primo periodo. All’interno della semplice torre nuragica sono ospitate una o più camere sovrapposte e coperte a falsa volta, o a “tholos”, con la tecnica cosiddetta ad “aggetto”, cioè facendo sporgere il giro di pietre superiore su quello sottostante e restringendone progressivamente il diametro, sino ad ottenere alla sommità un circolo minimo che veniva chiuso da un’unica lastra di pietra. Le pietre così dispo disposte rimanevano in posizione stabile grazie al peso e alla spinta dell’opera muraria che gravava sulla parte non aggettante del masso. In genere, venivano realizzati due paramenti murari – esterno ed interno – in grosse pietre, mentre gli interstizi venivano colmati con pietrame di minori dimensioni.

Alla torre si accede da un ingresso quasi sempre a fior di suolo, ma in alcuni casi anche sopraelevato, seppur di poco; non è mai stata trovata traccia della porta, che si suppone fosse di legno, sebbene taluni ipotizzino che potesse essere in pietra. L’ingresso immette sempre in un andito più o meno lungo che conduce alla camera del piano-terra: da una delle pareti parte in genere la scala che sale al terrazzo o ai piani superiori, compiendo un percorso “a spirale” entro lo spessore della massa muraria. In moltissimi nuraghi (ritenuti con ogni probabilità più arcaici), tuttavia, la scala, anziché dall’andito, ha origine dall’interno della camera, ed in questo caso non parte quasi mai da terra ma da una certa altezza dal suolo, e dobbiamo quindi supporre che l’accesso avvenisse tramite una ulteriore scala di legno. Non mancano nuraghi, anche di notevole imponenza, dove la scala interna parrebbe del tutto assente e per i quali si deve ipotizzare un accesso alle parti superiori della torre dall’esterno, con scale di legno o, in rari casi, con travi incassate in interstizi e sporgenti dal paramento esterno a brevi intervalli.

Oltre alle camere vere e proprie, all’interno di una torre nuragica potevano essere realizzati numerosi altri spazi. Lungo la circonferenza delle celle principali, sovente venivano ricavati degli ambienti secondari, chiamati nicchie, che potevano anche prolungarsi lateralmente fino ad articolarsi in veri e propri anditi anulari intorno alla camera stessa. Nel corridoio d’ingresso, generalmente affrontata al vano della scala, è spesso ricavata un’ulteriore nicchia, che per la sua posizione a controllo dell’ingresso stesso è stata definita, impropriamente, “garetta di guardia”: in alcuni nuraghi con scala di camera, in luogo del vano della scala d’andito si può avere una seconda nicchia di fronte alla c.d. “garetta”. Altre cellette potevano essere ricavate nello spessore dell’opera muraria, sovente al di sopra dell’andito di ingresso e in comunicazione con quello tramite piombatoi o canali acustici sempre risparmiati fra le murature. Le cellette potevano essere raggiunte da anguste scale che avevano origine dalla camera del piano terra oppure dalla camera del piano superiore, con andamento discendente; in alcuni casi la celletta si raggiungeva direttamente – con una scala di legno – da una finestrella affacciata sulla camera interna.

Nel pavimento della camera di alcuni nuraghi venivano anche scavati dei pozzi o dei silos per conservare liquidi o derrate, mentre altri ripostigli più piccoli venivano realizzati entro le murature, in genere nel pavimento del terrazzo o di un piano superiore, ma anche lungo il percorso della scala. Oltre a queste, numerose altre potevano essere le soluzioni architettoniche adottate dalle genti nuragiche nella realizzazione delle loro torri, per soddisfare l’esigenza di recuperare quanto più spazio possibile: soluzioni per le quali l’unico limite era dato dalla possibilità tecnica di accrescere i vuoti all’interno della massa muraria senza pregiudicare la tenuta strutturale dell’edificio.

Quando un nuraghe presentava più piani, le camere superiori erano generalmente di dimensioni più ridotte man mano che si sale, poiché minore è anche il diametro della torre nelle parti elevate; la scala, sia che parta dall’andito che dalla camera inferiore, sfocia in un pianerottolo generalmente in corrispondenza del sottostante andito di ingresso, che prende luce da un finestrone e su cui si apre la porta della camera superiore. Anche in queste camere si potevano avere nicchie ed altri piccoli ambienti sussidiari. Oltre che dalla porta e dalle finestre in corrispondenza degli ingressi delle camere dei piani superiori, il nuraghe poteva ricevere luce anche da altre piccole aperture, definite per convenzione “feritoie”: piccoli spiragli quadrangolari ricavati distanziando due pietre di uno stesso filare, che comunicano in genere con il vano della scala, oppure con un ambiente sussidiario (una celletta o un silos) e solo eccezionalmente con una nicchia della camera.

ARCHAIC SARDINIA

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