Le Tombe dei Giganti in Sardegna

L’architettura funeraria nuragica è rappresentata dalle tombe megalitiche a corridoio, meglio conosciute come “tombe di giganti”, diffuse uniformemente in tutta la Sardegna pur con qualche differenza, anche se si nota una fortissima concentrazione nella parte centrale dell’Isola.
La tomba di giganti deve il suo nome alla fantasia popolare che alla vista delle notevoli dimensioni del corpo tombale e della camera funeraria, ha creduto fossero tombe per uomini dalla statura colossale. Queste dimensioni in realtà sono determinate dal fatto che le tombe di giganti erano, senza alcun dubbio, tombe collettive, capaci di contenere diverse decine di sepolture, in alcuni casi forse anche centinaia.

Una tomba di giganti è costituita da una camera sepolcrale allungata realizzata con lastroni di pietra ritti verticalmente (nel tipo più arcaico, o “dolmenico”), oppure con filari di pietre disposte con ordine come nei corridoi dei nuraghi; analogamente la copertura, così come per i corridoi dei nuraghi, può essere a lastroni orizzontali (“tabulare”) oppure con pareti aggettanti. Fra il tipo più antico, a corridoio dolmenico, e quello più evoluto, a filari di pietre talora perfettamente lavorate con faccia a vista sbiecata, abbiamo tutta una serie di tipi intermedi, secondo una precisa linea evolutiva. Al fondo del corridoio funerario si può avere, in alcuni casi, un bancone per la deposizione di offerte, mentre nelle pareti laterali poteva essere ricavata qualche nicchia, forse con lo stesso scopo.

La camera era racchiusa entro una sorta di tumulo allungato, che all’esterno doveva presentarsi con altezza decrescente dalla fronte verso il fondo: quest’ultimo era quasi sempre curvo o, come si suole dire, “absidato”. Sulla fronte, il corpo tombale si apriva in due ampi bracci lunati, a limitare un’area semicircolare: è questa la cosiddetta “esedra” – elemento di notevole importanza nei rituali delle tombe di giganti – in cui le due ali erano realizzate con ortostati (nel tipo di tomba con stele centinata) oppure a filari di pietre, con altezza decrescente dal centro verso le estremità laterali. Spesso l’esedra era provvista alla base di un sedile di pietre, ed in alcuni casi l’area poteva essere completamente chiusa da un basso muro curvilineo che partiva dalle estremità delle due ali.

Qui si svolgevano i complessi rituali funebri in onore dei defunti, e che probabilmente non si limitavano al momento della deposizione ma si ripetevano più volte in determinati momenti o ricorrenze: in effetti, nella religione nuragica grande importanza aveva il culto degli antenati eroizzati e divinizzati, come ci riferiscono alcuni autori classici, che ricordano l’usanza dei Sardi di dormire presso le tombe dei loro avi per scopi magici e terapeutici. Proprio nell’esedra frontale delle tombe di giganti pare di poter riconoscere lo spazio destinato a queste incubazioni rituali. La fronte, in molte tombe è spesso fornita di un’alta lastra di pietra lavorata e sagomata: la cosiddetta “stele centinata” – dalla caratteristica forma semiogivale e con cornice in rilievo, provvista di listello trasversale in posizione mediana – alla base della quale è scolpito l’angusto portello di accesso alla tomba stessa. Sulla simbologia del motivo scolpito nella stele centinata si è molto discusso e ancora si discute, ma l’ipotesi forse più attendibile è quella che vi riconosce una rappresentazione dell’ipotetica porta del regno degli inferi, erede della tradizione delle “false porte” che nelle tombe ipogeiche pre-nuragiche (le “domus de janas”) dovevano simboleggiare, appunto, l’accesso al mondo dei defunti.

ARCHAIC SARDINIA

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