Il Carnevale in Sardegna

Oggi giorno quando si pensa al carnevale, in sardo carrasecare, ci vengono in mente i balli, le sfilate, giornate trascorse all’insegna del divertimento e della trasgressione, dove le persone si camuffano e si mascherano. E invero è anche questo, nient’altro che il retaggio dei Saturnalia latini, dove sfilavano carri allegorici e le persone invertivano i loro ruoli. Resti di questo tipo di carnevale in Sardegna si sono mantenuti a Tempio ad esempio. Ma esiste un’altra faccia del carnevale, più cupa e tenebrosa, che si è mantenuta quasi inalterata nel cuore dell’isola, in quei paesi più isolati e conservativi resistenti alle infiltrazioni e ai flussi esterni.

Fin dall’alba dei tempi, l’umanità ha percepito la necessità di ascoltare e venerare la natura insieme ai suoi cicli di vita, morte e rinascita. Per tale motivo, la mente degli uomini ha partorito un dio che doveva nascere e morire come l’erba dei campi, per il quale i rituali e i sacrifici in suo onore, perpetrati ogni anno, erano volti a portare il cielo alle lacrime. Questa deità, in gran parte abbandonata con l’avvento del cristianesimo, in Sardegna ha continuato a riaffiorare in quei periodi di siccità estrema, rievocata sopratutto in quei paesi dove la cristianizzazione ha dovuto lottare per lungo tempo affinché facesse dimenticare alle genti i propri idoli pagani.

Dove questa divinità è riuscita a sopravvivere è stata banalizzata sino a divenire un mero spettacolo folkloristico e con tale funzione è stata riesumata in diversi paesi, ovviamente per puro intrattenimento, un’esibizione pur sempre affascinante, che affonda le proprie radici in tempi remoti, preistorici. Una eredità immateriale che grazie alle varie associazioni nate nei paesi, è stata riportata alla luce, dove grazie ai racconti degli anziani, i giovani sono riusciti a ricostruire le maschere e i miti che le circondano. È proprio nei paesi barbaricini che si palesano quelle maschere di legno dalle espressioni torve ed enigmatiche, figlie di un arcaico mondo agro-pastorale. Esse mimano una cerimonia agraria, rimandano echi di riti atti ad invocare le piogge, esprimono passione e morte di quel dio della vegetazione che ogni anno moriva per poi rinascere nel ciclo annuale dell’eterno ritorno, che nell’isola è conosciuto col nome di Maimone.

Tutte le maschere che oggi sfilano durante il carnevale hanno scopi unicamente folkloristici. Seguitano a sopravvivere con funzioni differenti in un mondo ormai completamente globalizzato, in piena era tecnologica. Sembra quasi che nell’inconscio dei sardi siano rimaste latenti le memorie di quelle antiche ritualità, anche se in realtà tutti sanno che ormai si tratta di semplici attrattive turistiche; eppure quando la notte cala e le grandi pire vengono accese, e le maschere cominciano a incamminarsi col loro passo cadenzato, sembra quasi che l’antico dio Maimone, riemerga dalle ombre e cammini tra la folla meravigliata e allo stesso tempo intimorita per quello che vede e non riesce del tutto a comprendere.

ARCHAIC SARDINIA

L'Associazione nasce per promuovere il patrimonio archeologico e folkoristico della Sardegna. Attraverso le tecnologie digitali e nuovi modi di comunicare, vuole raccontare e divulgare il celato fascino dell'isola.

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